Meriam Yeilah Ibahim

E' stata imprigionata e rischia la condanna a morte in quanto ritenuta colpevole di apostasia... 

 

 




Meriam Yeilah Ibrahim, 27 anni, laureata in medicina e incinta da otto mesi, è in carcere con il figlio di 20 mesi.

E' stata imprigionata e rischia la condanna a morte in quanto ritenuta colpevole di apostasia per aver abbracciato la religione cristiana, lasciando quella musulmana. In Sudan tutti vengono ritenuti musulmani dalla nascita.

Chiediamo al Sudan di liberare Meriam poichè questa condanna colpisce al tempo stesso una madre, una donna e la libertà di religione e di pensiero di ogni persona nel mondo.

Giuseppe Carrera via Change.org

 

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sei una delle oltre 13.000 persone che ha firmato in Italia la petizione per liberare Meriam Ibrahim, una petizione che a livello internazionale ha superato le 800.000 firme e che chiede la liberazione della madre sudanese condannata a morte per le sue credenze religiose.

Quando la petizione è iniziata Meriam era incinta di otto mesi ed era appena stata condannata a morte per aver sposato un uomo cristiano, rifiutando di convertirsi all'islam. Da allora centinaia di migliaia di persone hanno utilizzato l'hashtag #SaveMeriam su Twitter e il clamore internazionale ha spinto i leader mondiali e le organizzazioni internazionali a pronunciarsi contro la sua condanna.

Due settimane fa, Meriam ha dato alla luce sua figlia in carcere. Il governo sudanese ha detto che Meriam non verrà giustiziata fino a quando sua figlia avrà due anni, dunque non è affatto fuori pericolo. Meriam rischia ancora la morte per aver esercitato il suo diritto alla libertà di religione.

La figlia appena nata e suo figlio di 20 mesi continuano ad essere detenuti in carcere. Il tribunale sudanese sta valutando il ricorso da parte degli avvocati di Meriam. In questo momento è quindi importantissimo mostrare ai funzionari sudanesi che il mondo ha gli occhi puntati sul caso.

Ti chiedo di dedicare un momento per continuare a sostenere la campagna per salvare Meriam, condividendo l'e-mail qui sotto con la tua famiglia, i tuoi amici e i tuoi colleghi. Ti basta copiare il testo e inviarlo ai tuoi contatti e-mail.

Grazie ancora,

Giuseppe Carrera via Change.org
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Ciao, Meriam Yeilah Ibrahim, 27 anni,  è in carcere con il figlio di 20 mesi e il bambino appena nato.

E' stata imprigionata e rischia la condanna a morte in quanto ritenuta colpevole di apostasia per aver abbracciato la religione cristiana, lasciando quella musulmana.

In Sudan tutti vengono ritenuti musulmani dalla nascita.

Chiediamo al Sudan di liberare Meriam poichè questa condanna colpisce al tempo stesso una madre, una donna e la libertà di religione e di pensiero di ogni persona nel mondo: https://www.change.org/it/petizioni/ridare-la-libert%C3%A0-a-meriam

Grazie!

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Sudan, la Corte libera Meriam
“Felice per un incubo finito” (da"La Stampa")

Svolta nel caso della donna condannata a morte per apostasia: ringrazia l’Italia per la mobilitazione. Mogherini: «Prosegue l’impegno su altri casi»
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Dopo mesi di prigionia e il terrore della condanna a morte, Meriam è libera. La Corte d’appello del Sudan ha ordinato il rilascio della donna cristiana e ha annullato la precedente sentenza di condanna a morte per apostasia. La notizia è stata accolta come una vittoria: «l’hanno rilasciata, sta tornando a casa» ha dichiarato alla Bbc Elshareef Ali, avvocato della donna. «Siamo molto felici di questo, è una vittoria per la libertà di religione in Sudan». 

Positive le reazioni internazionali. Il Dipartimento di Stato Usa si felicita per la liberazione e torna a esortare le autorità di Khartoum ad abrogare la legge islamica che vieta la conversione a religioni diverse. Soddisfatto per la «conclusione positiva» il ministro degli Esteri Federica Mogherini che ricorda come «l’Italia si era impegnata molto sin dall’inizio». 

«È stata fondamentale la mobilitazione internazionale» spiega Antonella Napoli, presidente della Ong Italians for Darfur, associazione impegnata sulla vicenda. 

È il felice epilogo di un caso iniziato a febbraio, quando Meriam Yahia Ibrahim Ishag, 27 anni, è stata arrestata dopo la denuncia di un parente. Il tribunale di Khartoum a maggio l’ha condannata a morte per aver rinnegato la religione musulmana del padre e per aver sposato un uomo cristiano. Pena capitale, matrimonio annullato per violazione della Sharia e 100 frustate: una tragica sentenza giunta mentre la donna era incinta di una bambina, Maya, nata in carcere meno di un mese fa. Meriam aveva già un altro figlio di 2 anni, Martin, che si trovava in prigione con lei. 

La vicenda ha scatenato l’indignazione e la mobilitazione di organizzazioni internazionali, governi, personalità influenti. Amnesty International aveva definito la condanna per impiccagione «ripugnante, agghiacciante e orrenda». Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, il ministro Mogherini e recentemente anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si sono aggiunti all’appello per la salvezza della ragazza cristiana e per la sua liberazione. Italians for Darfur ha raccolto più di 150 mila firme in una campagna per la liberazione della donna. Indignazione è stata espressa anche dal governo britannico e dall’Unione europea, che ha chiesto alle autorità sudanesi di revocare un verdetto «disumano» e di «rilasciare Meriam con la massima urgenza». Dagli appelli per la liberazione della donna si è allontanato il fratello di Meriam: «se non si pente e non si converte all’Islam, deve morire» aveva detto in una dichiarazione shock. «Ora per lei è meglio andare negli Stati Uniti, dato che suo fratello ha detto che l’avrebbe uccisa» in caso di annullamento della sentenza, ha detto al Daily Mail Safwan Abobaker, attivista del gruppo Hardwired. «Il governo sudanese deve proteggerla e l’ambasciata americana in Sudan deve trovare un modo per portarla in Usa» ha aggiunto. Il marito di Meriam, Daniel Wani, è cittadino statunitense dal 2005. 

Voci di conferme e smentite sulla liberazione si sono rincorse per mesi. Le stesse autorità del Sudan, in alcune dichiarazioni del ministro degli Esteri, avevano acceso le speranze per la liberazione della donna. Pochi giorni fa la Commissione per i diritti umani del Paese aveva dichiarato che la condanna era in contrasto con la Costituzione del Sudan, che prevede la libertà di culto per tutti i cittadini. Recentemente Meriam era anche stata liberata dalle catene alle quali era costretta in carcere. 

La Corte d’appello aveva iniziato l’esame del caso l’8 giugno: secondo gli avvocati, la liberazione sarebbe stata possibile soltanto con la sentenza d’appello. Oggi quel verdetto è arrivato: Meriam è libera e sta tornando a casa.  

 
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