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"SE CHI CRITICA IL MEDIOEVO E' PIU' VECCHIO DEL VECCHIO" .

Da "Riscossa Cristiana" di Leòn  Bertoletti

 

Se chi critica il medioevo è più vecchio del vecchio – di Léon Bertoletti

 
 

L’informazione è ciclica, lo sanno anche i bambini: affronta corsi e ricorsi, fugge l’inedito, ricicla, ripete, riprende. Così adesso torna a parlare, ovviamente male, di Medioevo.

Da estimatori, da fan, da ultras del tempo, consideriamo onestamente estenuante dover ogni volta smentire, puntualizzare, argomentare, spiegare che il percorso storico non fu come viene maliziosamente descritto. Tutt’altro. Meno cupi e parecchio fascinosi i suoi sentieri, più ricchi e intricati i suoi villaggi, supreme intelligenze tra i suoi abitanti. Un mondo di ordine, organizzazione, ruoli, imprese, arte, arti e mestieri, misteri, simboli, viaggi, pellegrinaggi, meditazioni, cultura, fede.

E insomma, per rendersene conto basta essere entrati una volta, depositando all’ingresso il mantello dei pregiudizi modernisti, nelle cattedrali dell’epoca. Oppure avere letto il Gilson, Jacques Le Goff, almeno i primi capitoli delle Acque di Siloe del monaco Thomas Merton, Cardini addirittura, non soltanto orecchiato Umberto Eco. Basta aver studiato e approfondito: verbi quasi ignoti (perfino nonostante titoli accademici prestigiosi) a una classe giornalistica, politica e clericale concentrata sull’oggi e sull’effetto speciale, sulla dichiarazione quotidiana da titolone, sulla reazione a scapito della riflessione.

In così tanti e così bravi sanno e hanno serenamente spiegato il meglio, il bello e il vero dell’Età di Mezzo (misconosciuto dall’Umanesimo e dall’Illuminismo, non dal Romanticismo) che è inutile dilungarsi. Prove provate, fatti acclarati dimostrano errata la sentenza miope e interessata di Voltaire e D’Alembert, che vollero constatarvi soltanto ignoranza, oscurantismo, buio popolato di uomini confusi, assenza di caratteri originali.

A infastidire soprattutto – ieri, ora e sempre – è comunque il tentativo assurdo, demenziale, sciatto, ignorante e privo di memoria di fare passare il resto (cioè l’odierna eclissi, la dissolutezza dei costumi, la libertà sessuale, il vizio consacrato diritto) come novità, progresso, esclusiva, avvenimento, avanzamento di civiltà. Mentre risulta già visto e già vissuto anch’esso. Prima del Medioevo. Anzi, Medioevo è punto di arrivo, non di partenza. Lo è stato e lo sarà, continuando in questa direzione.

Catullo celebra l’amore stesso tanto caro agli odierni ministranti dello stesso amore oltre mezzo secolo avanti l’era cristiana. Ovidio decanta l’ars amatoria tra l’ante e il post Christum. Paolo di Tarso si scandalizza per le «passioni infami» (uomini con uomini, donne con donne e il corollario di ambiguità, cornificazioni, cattiverie che si sa) in un’epistola ai Romani composta probabilmente nell’inverno del 57, forse del 58. Marziale descrive quello che descrive in forma di epigrammi («versi poco severi, illeggibili a scuola», «lascivie e oscenità», «è legge che i poemi licenziosi senza un po’ di solletico non piacciano») tra gli anni 85 e 96: in epoca post-neroniana, sotto la dinastia flavia.

La decadenza morale e religiosa anticipa il III secolo. In quel periodo il pensiero filosofico di origine ellenica, specialmente lo Stoicismo, sparge idee individualistiche e contemporaneamente universalistiche che rovesciano il sistema dei vecchi valori. Si diffondono culti orientali, mistici, intimistici. L’agricoltura è in crisi, il settore mercantile soffre. La moneta si svaluta, l’inflazione galoppa. Si registra un progressivo crollo demografico, presente in Italia dai tempi di Caio Gracco e che neppure le leggi matrimoniali augustee erano riuscite ad arginare.

Questo il panorama storico, letterario, concettuale, spirituale. Se il Medioevo è dunque vecchio, il nuovo dov’è? Sembrerebbe più vecchio del vecchio, in verità.

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