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Silvana Carcano é stata  a Sedriano in occasione delle elezioni comunali del 2015 e.......

 Pubblichiamo l'articolo  di Silvana Carcano, ex consigliere regionale dei "5 stelle" ed ex presidente della commissione antimafia  Regione Lombardia, pubblicato  su "Riscossa Cristiana". Nei commenti  dei vari lettori vi é anche il mio..

Con Formigoni, Lombardia protagonista per 18 anni. Soprattutto in tribunale – di Silvana Carcano

By  On 12 Dicembre 2018 · 14 Comments
 

Ben volentieri Riscossa Cristiana ospita il seguente intervento di Silvana Carcano a commento di una recente intervista al leader di Comunione e Liberazione Giancarlo Cesana in difesa di Roberto Formigoni. Silvana Carcano, milanese, è stata candidata alla presidenza della Regione Lombardia nel 2013 per il M5S, di cui è rimasta la presidente del gruppo consiliare per i 5 anni di mandato. La sua attività di consigliere d’opposizione si è svolta in prevalenza in Commissione Antimafia, dove ha svolto un’intensa vigilanza in tema di lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, e dove ha proposto e fatto approvare all’unanimità la legge per la prevenzione e il contrasto della criminalità organizzata e per la promozione della cultura della legalità (L.R.17/2015). Recentemente Silvana Carcano, anche in seguito ad una precisa scelta di fede, che è andata approfondendo negli ultimi anni, e che è sfociata nella realizzazione di un libro sui 10 Comandamenti di imminente uscita, ha deciso di lasciare la politica.

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Ho letto in un articolo online che Giancarlo Cesana avrebbe organizzato per il 3 dicembre scorso un evento pubblico per esprimere solidarietà pubblica a Roberto Formigoni (condannato il secondo grado) e per ricordare le tante cose buone fatte dal Celeste durante i suoi 18 anni di mandato da Governatore lombardo. Titolo dell’articolo: «Con Formigoni la Lombardia ha avuto un grande sviluppo».

Bene. E allora parliamo di questo sviluppo. Il criterio di giudizio dell’operato di un politico può essere formato correndo lungo due binari, non sempre correlati tra loro. Col primo metro di giudizio si valutano i risultati «oggettivi», quelli supportati dai numeri, dalle cifre, dai risultati ottenuti, misurabili, rispetto alle dichiarazioni fatte in campagna elettorale. Col secondo si valuta in maniera «olistica» la coerenza delle politiche attuate rispetto ai valori che dovrebbe esprimere una regione in uno Stato di diritto.

Mi spiego meglio: con la prima strada ci si chiede «faccio meno file negli ospedali pubblici?», «ho acquistato più puntualità come pendolare ferroviario?», «è diminuito il livello di inquinamento dell’aria, del suolo, del sottosuolo e delle acque?», «gli appalti pubblici gestiti dalle controllate regionali sono trasparenti e vinti in maniera regolare?» e via dicendo. Con la seconda scelta ci si chiede «è un politico attento al bene comune?», «lavora per innalzare il livello culturale della popolazione affinché tutti stiano meglio, a prescindere dal colore politico?» o, ancora, «fa crescere nel cittadino un senso e un significato di convivenza civile attiva, responsabile e partecipata»?

Ecco, valutare Formigoni su questi due binari è cosa giusta da fare, considerato che ha governato la Regione Lombardia per ben 18 anni. Partiamo da alcune considerazioni oggettive.

Durante l’epoca formigoniana le mafie, soprattutto quella calabrese, hanno aumentato la loro capacità di penetrazione, anche a livello regionale, e, anche, all’interno del settore sanitario (quello che impegna principalmente la regione). Ricorderete, penso, il caso dell’ex direttore dell’ASL di Pavia, Carlo Chiriaco, a solo titolo d’esempio: condanna a 12 anni di carcere confermata dalla Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa. E ricorderete, penso, il motivo per cui l’ultima legislatura formigoniana si è interrotta bruscamente: a motivo, cioè, dell’arresto dell’assessore alla Casa Domenico Zambetti, con l’accusa di voto di scambio con la ‘ndrangheta, accusa confermata dal primo e secondo grado di giudizio.

Nei 18 anni di governo di Formigoni sono cresciute esponenzialmente le infrastrutture su gomma, mentre quasi nulla è stato fatto per quelle su rotaie, a discapito, ovviamente, dei pendolari e della salute umana. Tant’è che l’era celeste ha visto perpetuarsi le morti per inquinamento atmosferico (sono circa 10.000 le morti ogni anno per mano di questo killer di cui nessuno si occupa mai). E tant’è che i disagi che devono sopportare quotidianamente i pendolari sono sotto gli occhi di tutti.

L’agricoltura e l’allevamento, durante gli anni del Celeste, sono stati ostinatamente spostati verso il tipo di attività intensiva, con un utilizzo di sostanze dannose per la salute umana come, forse, mai prima, col risultato che siamo decisamente lontani da una qualità del cibo volta a tutelare la nostra salute e dalla sovranità alimentare. Ne è derivata, di conseguenza, una politica molto spinta a favore dei centri commerciali e a discapito dei negozi di vicinato, che non solo erano fattore di aggregazione sociale, ma erano anche sinonimo di maggiore attenzione alla qualità del prodotto venduto, al contrasto della contraffazione e barriera all’omologazione di massa.

La sanità, tanto sbandierata come l’eccellenza formigoniana, dimostra ogni giorno di più il fallimento di una politica che ha investito sul privato, spesso, oltretutto, verso appalti per l’edilizia sanitaria, depotenziando il pubblico. A cui aggiungo l’ormai tristemente nota assegnazione degli incarichi sanitari pubblici per mero rapporto fiduciario politico, che ha creato vaste sacche di incompetenza, inefficienza, sperpero di denaro pubblico, corruzione e malaffare. Non avrei nemmeno lo spazio fisico per elencare tutte le inchieste di corruzione, mafia e malaffare che hanno coinvolto la sanità regionale lombarda.

È da ricordare, inoltre, in un elenco solo parziale e superficiale, il lungo elenco di inchieste che hanno coinvolto consiglieri regionali dell’area governativa per diversi capi d’accusa, uno dei più frequenti dei quali era il peculato. Last but not least, l’utilizzo del listino presidenziale per le elezioni regionali, grazie al quale un numero di poltrone del consiglio regionale era destinato agli amici del Governatore vincente: listino che aveva fatto entrare in Regione Lombardia persone come la Minetti.

C’è poi il secondo criterio di giudizio. Se è vero che la Lombardia offre ancora più possibilità rispetto ad altre regioni d’Italia, del sud in particolare, è anche vero che il divario di progresso lombardo con quello europeo è cresciuto, a nostro sfavore: la Lombardia, infatti, non è stata in grado di guardare al vero progresso a cui tendeva il resto del mondo. Tutt’altro, si è fossilizzata su uno sviluppo che ha favorito solo certi gruppi economici, politici, addirittura legati da fattori religiosi (niente di più fastidioso), in cui il merito e la competenza non erano i fattori determinanti.

Ciò che, infatti, va chiarito è che chi difende Formigoni non conosce la differenza tra sviluppo economico e progresso. Per il benessere di chi governava e di chi gli ruotava intorno sono stati sacrificati gli altri cittadini, anche quando erano più meritevoli e capaci. Dunque, lo sviluppo economico (non il progresso!) da un lato ha derubato intere fette della Lombardia, depauperandola, e dall’altro, paradosso, ha trasformato la povertà all’interno della stessa Lombardia: oggi è facile che un povero «vero» abbia comunque un cellulare, o un elemento della tecnologia attuale, senza che abbia la possibilità di accedere a delle cure mediche pubbliche in tempi ragionevoli, senza la possibilità di disporre di case popolari che non gli cadano in testa o che non siano sotto il controllo di malviventi, senza riavere un ruolo attivo nella società (rimanendo un povero, un escluso), senza avere, ancor peggio, degli stimoli culturali che lo facciano crescere.

In una regione in cui per 18 anni ha regnato il clientelismo, il favoritismo, l’appartenenza allo stesso gruppo, il cittadino escluso ha incrementato il suo disagio e il suo rancore verso le istituzioni democratiche che avrebbero dovuto rappresentarlo. L’arroganza e il potere detenuto nelle mani di un uomo solo sono sempre uno smacco alla cultura democratica e generano i loro effetti culturali nefasti lentamente, col passare del tempo, anche dopo la caduta dell’uomo solo al comando.

Chi difende questo sistema politico degradante, a mio avviso, è semplicemente perché stava seduto al tavolo del potere del Celeste, in senso ampio, mentre tutti gli altri, seppur competenti, dovevano accontentarsi delle briciole se non, talvolta, di tozzi di pane bruciato.

Per fortuna, la storia insegna che qualsiasi potente ha sempre una sua fine, anche quando l’impero che ha costruito sembrava granitico e inamovibile. Quella indistruttibilità, infatti, si è dimostrata essere fragilità mascherata.

La vera forza, e chissà se qualcuno lo imparerà mai, nonostante ci sia stato un Re duemila anni fa che l’abbia dimostrato egregiamente sino alla morte, sta in chi si mantiene distante dal potere, con umiltà e spirito di servizio verso gli ultimi degli ultimi. Questo è il vero progresso di cui si ha tanto bisogno

 
 
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  1. alfredo celeste ha detto:

    Sono felice per la nuova scelta di vita, illuminata da una fede ritrovata (?) di Silvana Carcano, la stessa che si é prodigata, quale consigliere regionale dell’epoca, in una serie di commenti diffamatori e di condanna anticipata nei miei confronti (video documentali ) in quanto accusato di corruzione quale Sindaco del comune di Sedriano, subendo lo scioglimento dello stesso consiglio comunale, solo perché consiglieri e assessori sono rimasti in carica “sfidando” con l’innocenza l’ipotesi accusatoria della procura di Milano. Dopo cinque lunghi anni di sofferenza sono stato assolto con formula piena perché “il fatto non sussiste”, sentenza divenuta definitiva perché non impugnata dalla procura. Non ho letto commenti della signora Carcano di condanna per la gogna mediatica e l’ingiustizia subita da un innocente né tanto meno le scuse della stessa per le parole gustizialiste e affrettate lanciate nel 2015 in quel di Sedriano. La preghiera e la fede sono state le mie armi vincenti, che auspico siano continua compagnia anche all’ex politico.
    Alfredo Celeste

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